Ho rivisto la musa – o l’ho intravista
tra i passanti di là da una vetrina.
Fingeva di non avermi ravvisata -
ed io dapprima ho distolto lo sguardo,
per non ferirla. Era tanto invecchiata.
I capelli per aria, da barbona,
borsa estiva sul cappotto fuorimoda-
- sono già venti inverni che lo indossa -
m’è sembrata lievemente zoppa,
e che sbandasse un poco anche, di lato.
Chissà quale sciagura l’ha ridotta
in tale stato – una perdita al gioco
o, può anche darsi, l’aver dato
troppo credito ai poeti -
genia da cui c’è poco da aspettarsi.
O forse è solo il peso millenario
degli affanni. In fondo anch’io,
che sono al di sotto dei cento anni,
quando mi scorgo dentro una vetrina,
preferirei evitare di incontrarmi.
Ma lei infine mi ha rivolto un cenno
di saluto e venendomi affianco:
“Più vado avanti e meno ci capisco…”
mi ha detto sorridendo rassegnata.